Escursione a Cala Goloritzé
LA MONTAGNA AL CONTRARIO

Andare a Cala Goloritzé è diventato un rituale per noi. Ogni anno ci facciamo un salto. Forse ne siamo attirati perché, essendo bergamaschi, siamo abituati a un altro tipo di montagna. Una montagna dove all’andata si sale e al ritorno si scende. Qui è tutto al contrario, si scende per poi risalire. E al posto di una cima innevata, ti ritrovi al mare.

ORARIO

Il sole d’agosto si sente, eccome, ma in barba ai suggerimenti decidiamo di partire dopo pranzo.

I motivi sono molteplici: partiamo dal presupposto che in discesa si sopporta meglio il caldo rispetto alla salita e dopo le 18:00 il ritorno dovrebbe essere tutto all’ombra.

Inoltre non vogliamo stressare troppo i bambini stando tutto il giorno in spiaggia, visto che già si faranno tre orette (andata/ritorno) nello zainetto.

SI PARTE

Il ritrovo è a Baunei, al bar San Pietro. Qui ci mangiamo dei panini e una pizza che dividiamo tra i bambini.

A proposito, Valentino non è solo, ci sono anche Vittoria e Thomas, i suoi amichetti. Qui ci riforniamo di acqua e qualche panino. Saliamo in auto e percorriamo i tornanti che ci portano al Golgo (clicca qui per saperne di più). Una volta arrivati sull’altopiano, seguiamo le indicazioni per Cala Goloritzé.

La strada si fa sterrata, ma fattibile per tutti i modelli di auto, magari evitate il Lamborghini o super sportive di genere. Dopo pochi minuti ci ritroviamo all’ingresso del parcheggio del bar/area sosta camper Su Porteddu.

Michele, il ragazzo addetto a controllare l’accesso al sentiero, ci invita a parcheggiare sulla strada perché tutto pieno. Cattivo presagio, ciò vuol dire che la spiaggia sarà piena.

Dopo aver litigato con un asinello che non ne voleva proprio sapere di spostarsi, parcheggiamo l’auto e ci dirigiamo a piedi verso l’imbocco del sentiero.

L’OBOLO 

Prepariamo gli zaini, carichiamo i bambini e ci vestiamo con le t-shirt del nostro ‘sponsor’ Anyway.

Ci avviciniamo a un prefabbricato di legno situato all’imbocco del sentiero.

Qui ritroviamo Michele che come Caronte chiede l’obolo per poter accedere al sentiero, costo 6 euro, i bambini non pagano.

A qualcuno la cosa poterebbe non piacere, ma con quei soldi mantengono il sentiero e la spiaggia fruibile e pulita, inoltre c’è un minimo di assistenza una volta arrivati al mare.

Infine il buon Michele controlla anche le calzature che siano idonee al percorso (con idoneo si intende che delle scarpe da ginnastica bastano anche se vi consigliamo degli scarponcini leggeri da montagna, quelli da 20 euro della decathlon vanno benissimo).

MA NON DOVEVAMO SCENDERE?

Subito ci si rende conto che il sentiero non è dei più facili. Sassoni di ogni genere invadono il tracciato, della serie ‘le tue caviglie non sono al sicuro’. Contrariamente a ciò che abbiamo detto prima, non si scende subito verso il mare.

Prima bisogna superare una piccola collina con un dislivello di un centinaio di metri, quanto basta per far partire il fiatone.

In più, per rimanere sereni, ci si mettono Valentino e Vittoria a tormentarci per avere dell’acqua, non per sete ma per emulazione.

Un grande albero fa da ombrellone a tre asinelli, mentre ci passiamo a fianco la tentazione di far salire in groppa agli animali i bambini è tanta. Potremmo caricarli, uno schiaffone sul culo e i bambini in men che non si dica arriverebbero in spiaggia. Deve essere il caldo a farci delirare…

Scollinato il primo tratto ci troviamo davanti un panorama unico.

Una gola profonda scende di fronte a noi e si dirige verso un mare blu acceso. Ora finalmente si scende.

LA DISCESA 

Si comincia a scendere.

Subito alla nostra destra troviamo un antro al di sotto di un roccione, utilizzato dai pastori come rifugio di fortuna per loro e gli animali in caso di maltempo. Papà e Valentino entrano per una veloce esplorazione.

Riprendiamo la discesa, e dopo aver superato un grande albero, parte il tratto del famigerato ‘ghiaione’. Un pezzo di sentiero totalmente sotto il sole, fatta eccezione per una grande quercia posizionata a circa metà del tratto.

Oltre al sole, la ghiaia di cui è fatto questo pezzo di sentiero è molto sdrucciolevole, e con il peso dei bambini in zaino bisogna fare un po’ di attenzione. Ma nulla di impossibile.

Dopo una decina di minuti, il sentiero si fa più tranquillo e veniamo fagocitati da querce secolari, con i tronchi talmente ampi che in quattro non siamo riusciti ad abbracciarne neppure una.

A un certo punto si incontra un grande arco roccioso con il sentiero che vi passa al di sotto.

La valle comincia a chiudersi e le pareti calcaree della montagna sono piene di piccole grotte, dandoti la sensazione di stare tra due forme giganti di groviera.

Poco dopo spicca di fronte a noi l’aguglia di Goloritzé. Alta poco più di 140 metri è una delle mete più ambite dagli scalatori in Ogliastra.

Questo vuol dire che siamo quasi arrivati alla spiaggia.

Infatti, poco dopo aver superato una bassissima e fittissima vegetazione, che mette a dura prova il tettuccio dello zainetto porta Vale, si apre di fronte a noi il mare d’Ogliastra.

Qualche scalino ricavato tra gli scogli ed eccoci qua, con i piedi sopra ciottoli che paiono Tic Tac.

Dovete sapere che prima degli anni ’60 Cala Goloritzé non esisteva, se non fosse stato per una frana la spiaggia più bella di Baunei non sarebbe mai esistita.

AGOSTO COL BENE CHE TI VOGLIO… 

Ci guardiamo attorno, la spiaggia non è molto grande, e c’è così tanta gente che se alziamo lo sguardo vediamo persone appollaiate, come pulcinelle di mare durante la nidificazione.

A stento riusciamo ad appoggiare i piedi senza calpestare salviettoni altrui. Con molta fatica ci ritroviamo pure noi a ‘nidificare su un roccione’. È agosto, e mai come quest’anno abbiamo visto l’Ogliastra così piena. Ma non tutto il male vien per nuocere, la maggior parte della gente se ne sta andando, l’ora tarda viene in nostro soccorso.

DA TRASPARENTE A SATINATA

Un’altra peculiarità di Cala Goloritzé, è la sua acqua così trasparente da sembrare aria. Questo per via di alcune sorgenti d’acqua dolce che sfociano sotto il litorale che, contrastando la salinità del mare, creano qualcosa di speciale.

Ma nulla, la sfiga ci perseguita, il continuo calpestio del fondale fatto di ‘tic tac’ da parte dei bagnanti ha reso l’acqua torbida. Sempre bella, ma non al top.

SASSOLINI

Dopo il super bagno nel mare, con Vale & Co. si torna sul bagnasciuga.

I bambini impazziscono per i sassolini e cominciano a giocare come se non ci fosse un domani.

Non abbiamo nulla contro la sabbia, ma abbiamo notato che i bambini apprezzano di più il fondo ghiaioso. O meglio, si divertono di più a cercare il sasso più grosso, tondo o piatto.

UNA BOTTIGLIA D’ACQUA 

Un cartello all’ingresso della spiaggia ci avvisa che la spiaggia chiude alle ore 18:00.

Si riparte e ricomincia la salita.

Facendo un veloce controllo viveri, ci accorgiamo di aver solo 1 litro d’acqua. Incredibile come questo problema si ripeta a ogni gita. Ogni volta sbagliamo i calcoli.

Il problema è che ora ci aspetta la salita.

NON GUARDARE IN ALTO

A un certo punto, sentiamo rumori dalla boscaglia, nulla di grave, tre caprette in cerca di arbusti. Dopo lo spavento, riprendiamo la salita, salita e poi ancora salita.

Altri escursionisti ci superano, poco dopo li superiamo noi, nuovamente loro e poi di nuovo noi. Insomma pare di essere al giro d’Italia.

Fortuna siamo partiti nell’ora di pranzo, nell’orario peggiore, così ora ci godiamo l’ombra. Più ci allontaniamo dal mare e meno  si avverte l’umidità.

IL GHIAIONE

Incontriamo nuovamente il famigerato ‘ghiaione’. Nonostante siano le 18:00, qui il sole picchia ancora, non di certo come quello di mezzo dí, ma abbastanza per aumentare le nostre sofferenze.

Arrivati alla grande quercia, a metà del tratto ghiaioso, ci riposiamo un attimo e a malincuore ci accorgiamo che l’acqua scarseggia sempre più.

Rimane solo lo scollinamento, poi è tutta discesa fino al parcheggio.

Papà Giuliano è completamente bagnato di sudore, fortunatamente lo zaino porta bebè non è a contatto diretto con la sua schiena, sennò ne sarebbe uscito zuppo pure il Vale.

Finalmente arriviamo in cima ed essendo tutta discesa ci concediamo il lusso di finire l’ultimo goccio d’acqua.

Dopo circa 10 minuti arriviamo al Golgo e assetati come il basilico sopra il nostro davanzale, ci fiondiamo al bar Su Porteddu.

Quanto è buona l’acqua!

ESSERE BELLI COSTA FATICA

Mentre ceniamo al Su Porteddu, ci percuote una sensazione di pace, quella pace che solo una grande fatica ti riesce a dare.

Goloritzé non è l’acqua cristallina, il paesaggio da cartolina o la sabbia di Tic Tac, queste cose le trovi in quasi tutte le calette d’Ogliastra. È la fatica per la sua conquista che la rende così speciale.