5 Terre in 5 ore (parte 2)
IL TRON DI SPADE 

Sono le 6:30 del mattino, facciamo una colazione a razzo prima che Valentino si svegli, giusto il tempo di lavare le tazze ed eccolo che arriva.

Abbiamo solo una chance per potergli far fare la cacca, e visto che il giorno prima non c’è stato verso… O adesso o mai più.

Con Valentino abbiamo usato la tecnica dell’Elimination Communication, la fatica è stata tanta ma i risultati sono stati inaspettati: a 8 mesi siamo riusciti a togliergli il pannolino (eccetto la notte). 

Fortunatamente siamo stati appoggiati anche dal nido che Vale frequenta, La Lumaca, cosa non da tutti quando i bambini sono sotto l’anno e mezzo. Per la cacca non ci sono mai stati incidenti.

Con la pipì è stata più dura, gli incidenti erano e sono all’ordine del giorno.

Aperto il vasino portatile fatto di cartone di dubbia resistenza, facciamo sedere Vale, sappiamo benissimo che basta una mossa sbagliata e lui interrompe il momento.

Fortunatamente entra in soccorso l’auto del soccorso, il camioncino dei vigili del fuco. Scopre il tasto della musichetta che in maniera compulsiva comincia a schiacciare e far suonare.

Tiriamo un sospiro di sollievo quando Vale si alza e ci lascia la sorpresa all’interno del ‘Tron di Spade’. 

FOCACCIA E CAPUCCINO 

Arriviamo al bar e scopriamo che le brioche non sono ancora arrivate.

Il barista con fare sentenzioso ci propina la focaccia al posto del classico cornetto, dicendoci che in Liguria si usa così. Immerge un pezzo di focaccia intrisa di olio nel cappuccio e se la divora in pochi morsi.

Nonostante l’insegnamento di vita, optiamo per la torta della nonna.

TAPPA 1: RIOMAGGIORE – MANAROLA

Arriviamo alla stazione incontrando pochissime persone, i veri turisti dormono ancora.

All’Info Point, prendiamo la Cinque Terre Card (http://www.parconazionale5terre.it/cinque-terre-card.php) e l’istante dopo siamo sul treno.

TAPPA 2: MANAROLA – VOLASTRA – CORNIGLIA

Scendiamo dal treno, sono le otto, anche qui come a Riomaggiore percorriamo un tunnel per arrivare in centro. Le uniche persone che avvistiamo sono i commercianti intenti ad aprire i negozi e la nettezza urbana a ripulire le strade. Prima di prendere il sentiero, decidiamo di vedere il porticciolo, due foto e via.

Saliamo la strada che porta fuori il paese finché non incrociamo il sentiero. I primi 200 metri fan ben sperare che il sentiero sia dolce e piano, fino a quando, incontriamo la prima deviazione.

Quella in piano è quella che porta direttamente a Corniglia, quella a destra che si inerpica per la montagna è quella che porta a Volastra. Come sempre le salite, non quelle metaforiche, sono una costante.

Finita la scalinata ci ritroviamo immersi nei vigneti, ci si potrebbe tuffare dentro.

Ogni tanto, qua è la compaiono monorotaie che servono da guida ai carrelli tuttofare. A volte dobbiamo letteralmente scavalcarli o fare il limbo per passare.

La salita non demorde, per allietare le nostre sofferenze una staccionata si presta a galleria d’arte. La sensazione è che gli artisti responsabili delle opere esposte sapessero che chiunque sarebbe arrivato in quel punto si sarebbe fermato a prendere fiato e godersi l’ombra.

Intravediamo dei tetti, siamo arrivati. Subito una fontana allevia le nostre sofferenze. Dalla parte opposta c’è un mini market, di quelli che vendono il pane fresco, focacce, latticini, salumi…

Ci sembra l’albero dell’Eden, mamma Lara e Valentino si fanno tentare e via di focaccia e ghiaccioli.

Si riparte, facciamo camminare un po’ Valentino, quando si stanca lo rimettiamo nello zaino.

Giriamo l’angolo e il paesaggio cambia di colpo, siamo dentro un fitto bosco.

Valentino si addormenta, subito gli creiamo, quello che noi chiamiamo ‘il Cuscino’. In realtà è una coperta arrotolata su sé stessa che fa d’appoggio. Riprendiamo il cammino con il Vale dormiente.

CORNIGLIA

Dopo un totale di due ore di cammino e un dislivello di 600 m, arriviamo a Corniglia.

La stanchezza e il caldo, cominciano a farsi sentire, e pensare che siamo solo alla prima delle tappe. Anche qui troviamo una fontanella che ci disseta, e senza pensarci troppo, proseguiamo verso il basso, direzione mare.

Davanti a noi una lunga scalinata in mattoni, nota come la Lardarina, che dal paese scende alla stazione ferroviaria e al mare.

Visto che è pure segnalata con la classica bandierina del CAI, cominciamo a scendere. La scalinata sembra infinita, quando guardiamo sotto vediamo solo gradini. Decidiamo di controllare le informazioni consultando la App dei sentieri, visto che non è il caso di farsi tutta la scalinata per il niente.

La App ci informa che la scalinata è una specie di attrazione ed è composta da 377 gradini e 33 rampe. Inoltre leggiamo che i sentieri per Vernazza partono dalla stazione. Visto che la vediamo in fondo continuiamo a scendere. Arrivati al termine della scalinata incontriamo due turisti, italiani, un po’ spaesati che ci chiedono: “Si sale dalla scalinata per Corniglia?”. Noi rispondiamo che siamo scesi pensando di trovare il centro del paese.

Ebbene sì, abbiamo sbagliato. Siamo stati troppo frettolosi, avendo letto solo le prime righe delle informazioni dateci dall’App. Pensandoci bene è ovvio che le indicazioni per i sentieri partano dalla stazione, perché presumono che gli escursionisti arrivino a Corniglia col treno (la App fornisce le istruzioni per ciascuna tappa).

Corniglia è l’unica delle Cinque Terre a non avere un tunnel che collega la stazione alla cittadina. In quel momento ci viene da piangere e la tentazione di salire sul treno e mollare ci viene per un’istante. Ma no! Decidiamo di risalire fino all’altezza della fontanella e riprendere il cammino. Tempo perso 30 minuti.

Arrivati nella parte alta di Corniglia ci fermiamo, di riscendere per vedere il centro proprio non ci va. Andiamo in un bar, chiediamo informazioni per il Sentiero Azzurro e ci dicono che dobbiamo raggiungere un gabbiotto verde. Via si riparte.

CORNIGLIA – VERNAZZA

Prendiamo il sentiero per Vernazza che sono le 11:40, facciamo vedere all’addetto le nostre 5 Terre Card e proseguiamo.

Finalmente percorriamo il sentiero ufficiale, quello ‘costiero’ anche se pure qui si sale abbastanza (250 m).

La camminata procede tranquilla finché Valentino svegliatosi alla tappa di Corniglia si ricorda del suo camioncino dei vigili del fuoco e della sua raccolta variegata di canzoni… una. Per quasi tutto il tragitto fa partire la canzoncina, proprio dietro le orecchie di papà Giuliano. Non contento, intona anche qualcosa sopra quell’orrenda melodia. Il camioncino non possiamo spegnerlo, non ha tasti, non è possibile togliere le batterie se si è sprovvisti di cacciavite. Decidiamo così di assecondarlo facendo nostra quella hit.

Cammina, cammina là dove il mare luccica e tira forte il vento che dopo 1:20 h di cammino vediamo il primo segno di civiltà.

VERNAZZA

Ore 12:40, con mezz’ora in meno del previsto scendiamo verso il centro, la vista è mozzafiato. 

Notiamo in lontananza una spiaggia. La nostra idea non è di fare il bagno nel mare, ma fermarci solo per il pranzo. Ma visto la calura, lo sporco e il cattivo odore che stavamo cominciando a emanare, decidiamo di ‘lavarci nel mare’ prima di andare a pranzo.

Di colpo ci troviamo in mezzo a una folla di turisti, lo shock è immenso, fino a poco prima eravamo isolati tra i monti. Poco dopo troviamo l’ennesima sorpresa del nostro viaggio, una vera e propria caverna che ti porta al mare. Le 5 Terre continuano a stupirci. Ogni volta che imbocchi un tunnel una galleria, una grotta o scalinata che sia, ti si apre sempre d’avanti uno scorcio d’Italia di straordinaria bellezza. Sono proprio questi inaspettati mutamenti che rendono magiche le 5 Terre.

Ci posizioniamo sotto la caverna di Batman per usufruire dell’ombra. Qui la spiaggia, a differenza di Riomaggiore, ha delle pietre molto più ‘Family-friendly’ e l’arrivo nell’acqua è più che agiato.

Dopo, schizzi e giochi con Valentino tutto sorridente, mamma e figlio se ne tornano sotto la caverna. Papà Giuliano decide di fare un’ultimo tuffo. Un grido sovrumano rimbomba in tutta l’insenatura, una medusa ha colpito il braccio del papà.

Come direbbe la bis nonna di Valentino, la nonna Belot, “l’è la catieria” (sei stato punito per la tua cattiveria).

Ci rivestiamo e partiamo alla ricerca di un ristorante dove poter mangiare e far riposare un po’ le gambe. Ci accorgiamo subito d’essere nel posto sbagliato, o sono ristoranti acchiappa turisti o sono pieni come un baule di un’auto dopo una giornata all’IKEA.

Piano B si esce dal centro, qualcosa troveremo.

PIPPO A VERNAZZA

Siamo in zona Poste e veniamo attratti da un’insegna color azzurro acceso, con il simbolo di un pesciolino nell’acquario. Pippo a Vernazza con la dicitura ‘Tradizione & Streetfood’. Entriamo, i proprietari sono due giovani ragazzi, di quelli che prima di scappare all’estero ci provano.

La scelta va dalle focacce, ai primi e soprattutto pesce. Tutto servito in contenitori biodegradabili e qualche sgabello per sedersi.

Mentre siamo lì, facciamo amicizia con una ragazza, che scopriamo essere una guida turistica per i croceristi. Parliamo un po’ con lei e nel frattempo ci gustiamo i piatti, così buoni che papà Giuliano divora il merluzzo che non mangia mai. Valentino intanto si diverte con una bambina coreana giocando tra gli sgabelli.

Siamo di fretta, i ragazzi sono gentili e ci offrono pure due caffè, li salutiamo e ripartiamo.

UN VERO IMPRENDITORE

Il primo tratto ci mette subito alla prova, si sale senza pietà. Pietà di cui ne era sprovvisto pure il sole, cuociamo.

Valentino si addormenta quasi all’istante, protetto dalla calura dal tendalino del nostro zaino da montagna.

Papà Giuliano subisce il colpo, le trofie al pesto prese poco prima si fanno sentire, si ferma. Bastano pochi secondi e trasforma le trofie in gas, liberando il suo intestino e soprattutto la sua mente. 

Ricominciamo a salire e propio nel punto più impervio incontriamo lui. L’uomo business dell’anno. 

Un uomo al quanto scheletrico dal forte accento campano, con una grossa borsa frigo al suo fianco. Ha improvvisato un mini bar con ogni genere di bevanda.
Un genio, oltre alle vendite per sete, vende per il ragionevole dubbio che percuote i viandanti: “Se va vanti così finiremo l’acqua? Meglio rifornirsi ora”.

Anche noi caschiamo nel tranello e nonostante il rischio di dover vendere un rene per due bottiglie d’acqua, gliele chiediamo. Le ha finite, dobbiamo proseguire con una bottiglia d’acqua dedicata solo al Vale e una borraccia da mezzo litro da dividere tra noi.

L’ORO BLU

Dopo circa 1 ora di salita il sentiero comincia a scendere, la calura invece no.

Finiamo l’acqua della borraccia, rimane solo quella del Vale, che da bravi genitori non tocchiamo per lasciarla a lui nel caso si svegli.

Nonostante la secchezza delle fauci continuiamo a goderci il panorama stupendo.
A un certo punto incontriamo un agglomerato di case che ci dà la speranza di trovare dell’acqua, ma nulla è un miraggio nel deserto. Superiamo una vallettina con tanto di torrente e ponte e… sentiamo una musica. Civiltà, pensiamo. Invece no, è un fisarmonicista in cerca di qualche moneta.

Non demordiamo e sotto di noi vediamo lei Monterosso!

MONTEROSSO

Entriamo in paese con un solo obbiettivo, acqua. Valentino come sempre si sveglia poco prima di entrare in paese. Ci fermiamo al primo bar e scoliamo tre litri d’acqua, rinasciamo all’istante.

Valentino comincia a giocare come un matto tra i tavoli del bar.

Noi ne approfittiamo per andare a cambiarci a turno nel bagno del locale.

Salutiamo la gentile barista che ci ha lasciato recuperare le forze e cominciamo a camminare per le vie di Monterosso.

Notiamo subito che tra le Cinque Terre è la più grande, soprattutto dalla sua immensa spiaggia, quasi tutta ricoperta da ombrelloni di stabilimenti balneari.

Troviamo un piccolo parco giochi. Subito Valentino si fionda per salire sul suo gioco preferito, l’altalena.

Rimaniamo nel parchetto per quasi un’ora con lui che ride e corre e noi che a fatica, visti i dolori alle gambe, riusciamo a stargli dietro.

Finito di giocare ci dirigiamo verso la stazione mano nella mano con Vale.

Come sempre troviamo l’immancabile tunnel che conduce alla stazione, questa volta molto più grande, ci passano pure le auto.

Finita la galleria troviamo l’altra parte di Monterosso, con una spiaggia ancora più grande, e ancora più piena.

Capiamo subito che tutti i bambini che non abbiamo visto nelle altre 5 terre sono qui. Monterosso con i suoi mega spiaggioni e i suoi servizi è la più a portata di bambini.

ANDATA EASY E IL RITORNO?

Entrati in stazione non riusciamo a capire quale treno ci possa portare a Migliarina, la stazione dove abbiamo lasciato l’auto. Andiamo al punto informazione e qui la doccia fredda.

All’andata ci sono treni per le 5 terre ogni 20 minuti, ma al ritorno ce ne solo uno che per giunta è già passato. Ci tocca cambiare a La spezia e aspettare 40 minuti per il treno che ci porterà all’auto.

Vabbè ne approfitteremo per mangiare un boccone in stazione.

I VILLAGGI DEI PESCATORI

Mentre siamo sul treno non ci resta che salutare le Cinque Terre con un filo di malinconia.

Le due chicchere fatte con la ragazza che faceva da guida turistica ci hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca.

Ci spiegava che la maggior parte dei turisti ‘mordi e fuggi’ che abbiamo incontrato durante la giornata, provenivano da ben tre navi da crociera ormeggiate a La Spezia. Vengono poi traghettati a flotte sulle 5 Terre. 

Penserete che la cosa faccia bene all’economia delle 5 Terre, ma non crediamo faccia bene alla loro identità. Identità che chi sbarca per un paio d’ore, per scattare due foto, mangiare un panino, comprare due calamite, di certo non può apprezzare a pieno.

Identità che con presunzione crediamo di aver vissuto ripercorrendo, a fatica, i vecchi sentieri che univano i villaggi dei pescatori.

Speriamo che Valentino quando sarà più grande possa ancora vivere queste identità prima che il turismo mordi e fuggi trasformi in grandi parchi a tema i luoghi più belli d’Italia.